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Nè buoni, nè Cattivi

di Mauro Maurino

 

Eravamo tanti, davvero tanti, noi bambini. Talmente numerosi che la scuola non riusciva a contenerci. E dunque facevamo i turni. Un mese andavamo a scuola al mattino, un mese al pomeriggio. L'edificio era un prefabbricato nella periferia operaia della città. La maestra Carlucci ci voleva bene. A lei non piaceva la grammatica e così ci insegnò lo stretto indispensabile, ma sul resto delle materie non transigeva. Ci mancò molto quando in quarta elementare si ammalò. Mancava soprattutto a Mauro, il più grosso di noi, che un giorno, esasperato, picchiò la supplente. Roba che oggi riempirebbe i giornali. Allora no. Ci fu solo un po' di trambusto e la faccenda finì con una punizione. Dopo qualche tempo tornò la Carlucci e tutto riprese normalmente.
Di cambiamenti, da quel tempo, ce ne sono stati molti. Oggi ci troviamo di nuovo alle prese con quella che sembra una rivoluzione. Una riforma che ci interroga come genitori, come educatori e come imprenditori sociali. Che cosa sarà della scuola? Qual è la direzione da prendere e come dobbiamo porci di fronte alle proposte che emergono dal dibattito pubblico? Sui giornali e sugli altri mezzi d'informazione abbiamo trovato poche riflessioni e risposte. Molti invece sono gli slogan che prefigurano un futuro idilliaco oppure infernale, ma raramente tentano di illustrarne i perché.

Ci siamo chiesti come potevamo dare un contributo al chiarimento; e così abbiamo deciso per un numero di inK su questo tema.
Abbiamo visto con sofferenza sui giornali e sui volantini dei sindacati agitarsi lo spauracchio dell'arrivo della cooperazione negli istituti scolastici. Abbiamo sentito commenti poco lusinghieri, mentre aspettavamo i nostri figli fuori dalla scuola. Frasi del tipo: “Lo so che tu ci lavori, però dicono che metteranno il personale mal pagato delle cooperative”.

Viene da sorridere al pensiero che coloro che protestano per un eventuale nostro arrivo - motivando la scarsa fiducia con la bassa retribuzione dei cooperatori - sono gli stessi che spesso affermano che gli insegnanti sono mal pagati. Per analogia, dunque, dovremmo sostenere che valgono poco?
Assumere una posizione in questo bailamme non è facile. Allora...
Proviamo a presentare le posizioni di chi è pro e di chi è contro, mettendo al fianco slogan e dichiarazioni, stralci di interventi e risposte, articoli di giornale e citazioni dai blog, in un tentativo di descrivere le forme e i contenuti della discussione in atto.

Proviamo a raccontare parte di ciò che già facciamo. Le scuole oggi ci chiamano perché non sanno affrontare le sfide dell'integrazione, dell'intercultura, dell'educazione multiculturale. Questi impegni non hanno niente a che fare con l'apprendimento e con l'insegnamento? Noi pensiamo di sì. Negli anni abbiamo dimostrato di saperci fare; e non solo con i bambini “difficili”, ma anche con i cosiddetti “normali”. E dunque dov'è lo scandalo che preannuncia un nostro possibile arrivo?
Proviamo a spiegare perché possiamo avere un ruolo nella scuola del futuro. L'abbiamo chiesto a Paola De Cesari, presidente del Consorzio Luoghi per Crescere, che ha risposto con una riflessione secondo noi preziosa.

Prima di lasciarvi alla lettura sottolineiamo soltanto che su questi temi quello che è in gioco non è il consenso per l'una o per l'altra parte politica, per il bianco o per il nero, per il buono o per il cattivo.
In gioco c'è il futuro dei nostri bambini e delle nostre comunità.

 

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