home

 

scarica inK uno

 

sfoglia la versione online

 

contatta la redazione

 
 

torna al sommario

 

La scuola tra didattica ed educazione

 

Accogliere gli altri per accogliere noi stessi

conversazione con Emma Cerio, insegnante scuola secondaria di 1°grado A. Manzoni di Torino

di Fabrizio Florio

 

Sempre più si parla della necessità di costruire una maggior alleanza, sul piano educativo, tra la scuola e la famiglia. Dall'osservatorio della scuola, che fotografia fa della situazione, oggi?
In questi ultimi tempi i fatti di cronaca che vedono come protagonisti i giovani, gli insegnanti e comunque il mondo della scuola, sottolineano l'urgenza di stabilire una sorta di patto educativo, di assunzione di responsabilità e soprattutto di condivisione di valori comuni e sui quali è necessario il confronto tra noi adulti in primo luogo e con i ragazzi successivamente.
In che modo ritiene si possa raggiungere l'obiettivo?
Non è un percorso né semplice né scontato nella misura in cui richiede non tanto di stupirci o scandalizzarci dei comportamenti dei nostri figli e dei nostri allievi, ma di metterci in gioco con le nostre fragilità e contraddizioni, alla ricerca di una maggiore conoscenza dei fenomeni del mondo giovanile, cercando di comprendere quali sicurezze ci chiedono e quali strumenti possiamo fornire loro.
Scuola roccaforte o scuola in rete? Che modello pensa sia più attrezzato a gestire la complessa combinazione di didattica ed educazione?
Scuola in rete senza dubbio, perché la complessità ha bisogno di quelle risposte e di quei valori che possono essere validi e “universalmente riconosciuti”, rispetto alle urgenze sopra citate. Attraverso corsi di aggiornamento, seminari, incontri con educatori e psicologi per quanto riguarda la formazione degli insegnanti e progetti differenti per ogni fascia di età, si può maturare un atteggiamento di ascolto e di condivisione tra scuola e territorio.
Siamo fermamente convinti, infatti, che oggi, accanto all'aspetto didattico, si debba lavorare con i ragazzi sugli aspetti educativi, perché è solo nel rispetto di questi che può inserirsi ed essere produttiva l'acquisizione di qualsiasi competenza.
A suo modo di vedere, come insegnante che lavora in un contesto scolastico multiculturale, le classi ponte possono essere una risposta al tema dell'integrazione?
A mio avviso, assolutamente no. Si dovrebbero investire sicuramente più risorse per mettere un ragazzo appena arrivato in Italia nelle condizioni di acquisire le competenze linguistiche necessarie, anche uscendo dalla classe per un insegnamento individualizzato, ma solo per una piccola parte dell'orario scolastico. Il modello della “classe ponte” riproduce a mio avviso una simulazione di emarginazione che molto probabilmente era già presente nella fantasia del ragazzo prima del suo arrivo e che va al più presto sfatata, senza contare che la determinazione di chi vuole imparare la lingua perché gli è indispensabile può essere di grande stimolo per tutti i compagni. L'integrazione è un processo lungo, faticoso e mai concluso, ma necessario per tutti perché solamente imparando ad accogliere gli altri diventiamo capaci di dare cittadinanza alle diversità presenti in ciascuno di noi.

La sfida dell'intercultura

conversazione con Fiorella Vaccarino, operatrice di Casa Africa e mamma di 2 creature afro-caucasiche

di Monica Durigon

 

Sempre più si parla della necessità di costruire una maggior alleanza, sul piano educativo, tra la scuola e la famiglia. Dall'osservatorio della famiglia, che fotografia fa della situazione, oggi?
Nel rapporto diretto con gli insegnanti - dove il dialogo fa sì che si possa costruire un'alleanza nell'interesse reciproco di favorire la crescita dei nostri figli-alunni - seppur con difficoltà, la volontà di trovare un terreno comune è concreta. Ciò che fortemente ci preoccupa e ci disorienta è non capire da che parte stiamo andando (o forse lo abbiamo capito e non vogliamo arrenderci!). Se da una parte oggi la scuola offre una vastissima gamma di possibilità, di proposte, di progetti, dall'altra parte i continui tagli in termini economici e di risorse umane, ci fanno pensare ad una non-volontà politica di investire concretamente, al fine di garantire ai nostri ragazzi pari opportunità. Perché la scuola è - e deve rimanere - un diritto e non un privilegio.
In che modo ritiene si possa raggiungere l'obiettivo?
È necessario costruire una dimensione di cultura che sia aperta al confronto e alla fiducia altrimenti non si andrà proprio da nessuna parte. Io penso che solo attraverso il dialogo tra “noi plebei” e la “prima classe sociale” possiamo raggiungere degli obiettivi.
Scuola roccaforte o scuola in rete? Che modello pensa sia più attrezzato a gestire la complessa combinazione di didattica ed educazione?
La risposta non può che essere scuola in rete. Per poter rispondere alle esigenze culturali, sociali ed educative non è pensabile un ritorno al passato, al maestro unico.
A suo modo di vedere, come genitore di un minore che frequenta un contesto scolastico multiculturale, le classi ponte possono essere una risposta al tema dell'integrazione?
La scuola oggi è posta di fronte ad una sfida ed e da lì che deve nascere la cultura dell'interculturalità, dell'integrazione. Gli studenti stranieri ci danno l'opportunità di nuovi incontri, di scambi e di condividere nuovi saperi. Ci stimolano a trovare nuove strategie didattiche e relazionali. Mi chiedo come fa una classe ponte ad essere la risposta. Non corriamo il rischio di allontanarli come diversi, con il madornale errore di farne dei nuovi emarginati? Inoltre, ai fini dell'apprendimento, non riesco a vederci alcun vantaggio. E i miei figli afro-caucasici dove li mettiamo?!

torna al sommario
 

Via Lulli 8/7 - 10148 Torino - 011.220.78.19 - 011.226.13.42 - info@consorziokairos.org